Sabato 22 Marzo 2025 – Grotta di Monte di Chiatri

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Partecipanti: Emiliano Barneschi, Alessia Nannoni, Marco Laveglia.


Partiamo da Pistoia alle 9:00, con una pioggia che non smorza il nostro entusiasmo per l’esplorazione. La scelta ricade sulla Buca di Chiatri, nei pressi dell’omonimo paese sul Monte Quiesa, una cavità già esplorata anni fa dal GSPT ma che, vista la presenza di zone tratteggiate nel rilievo, merita un nuovo sopralluogo.


Facciamo tappa a Lucca Est per la colazione, preparandoci mentalmente alla giornata umida che ci attende. Tuttavia, arrivati al piazzale del paese, la pioggia cessa e possiamo cambiarci con calma. Dal parcheggio imbocchiamo un sentiero sulla sinistra che costeggia una proprietà privata e si addentra nel bosco. Qui incontriamo la prima difficoltà: il punto GPS dell’ingresso non è accurato e ci costringe a dividerci per cercarlo. Dopo alcuni tentativi in cavità senza sbocchi, individuiamo una zona caratterizzata da affioramenti carsici, situata circa cinquanta metri oltre il nostro riferimento. In un anfratto più ampio trovo una saletta e
scorgo un pertugio che si apre su un pozzo con uno spit, irraggiungibile dalla mia posizione. Segno che l’ingresso corretto deve essere vicino.


Finalmente troviamo l’accesso, segnalato da due fix da 17. Marco ha con sé la chiave adatta e, sebbene non disponiamo di piastrine con il foro del diametro corretto, adattiamo due piastrine Alien per l’armo.
Preparato l’ancoraggio, ci caliamo all’interno della grotta, sorprendentemente asciutta. Il primo pozzo, di circa 9 metri, conduce a una piccola sala di crollo. La prosecuzione non è evidente, quindi esploriamo alcuni rami secondari, che risultano chiusi. Durante la ricerca, troviamo due pipistrelli, un geotritone e persino un vecchio piccone arrugginito, che entrerà nella collezione del “museo” del GSPT.


Dopo vari tentativi, Marco nota una roccia scalfita, vi si arrampica sopra e scopre un passaggio stretto oltre il quale si intravedono due fix e un nuovo pozzo: la via è aperta! Preparo l’armo e mi calo. Dopo il primo armo, il passaggio si restringe notevolmente, costringendomi a una discesa laterale piuttosto faticosa. Arrivo su un terrazzino e faccio il primo frazionamento: qui è ancora più stretto e duro moltissima fatica per scendere ulteriormente ma, dopo molti sforzi riesco. Il pozzo successivo, di circa 30 metri, si sviluppa lungo una frattura, richiedendo continui spostamenti nella discesa. Scorgo un ancoraggio più avanti e posiziono un deviatore, ma non trovo altri punti d’armo. Proseguo e arrivo su una frana inclinata, troppo instabile per lasciare la corda senza precauzioni. A questo punto, la corda inizia a sfregare: capisco di aver saltato un ancoraggio. Risalgo fino al deviatore, individuo uno spit più avanti e, dopo averlo raggiunto e frazionato correttamente, scendo fino al fondo oltre la frana con la massima attenzione. Sarebbe opportuno attrezzare un ulteriore ancoraggio per centrare meglio la corda nel pozzo.


Chiamo “libera” e Alessia inizia la discesa, ma rimane bloccata nello stesso restringimento che mi aveva messo in difficoltà. Dopo vari tentativi, decide di risalire. Tocca a Marco, che riesce a superare il passaggio e a raggiungermi. Entrambi concordiamo sulla necessità di migliorare l’armo. Esplorando il fondo, notiamo una possibile prosecuzione ostruita da una frana. Rimuoviamo alcune rocce e riesco a infilarmi in una piccola stanzetta, ma la situazione non cambia: senza attrezzatura adeguata, non possiamo procedere oltre.
Inoltre, osserviamo un’apertura sospetta sulla parete del pozzo di fronte a noi, ma per esplorarla servirà un traverso da attrezzare con più calma.


Decidiamo di risalire. Alessia, rimasta in attesa nella sala iniziale, ci accoglie con una sorpresa: ha utilizzato il piccone trovato per rompere alcune pietre, rivelando cristalli di calcite da portare come ricordo della spedizione. Dopo un pranzo veloce, usciamo dalla grotta, trovando ad attenderci una nuova pioggia battente. Coperti di fango, raggiungiamo l’auto proprio mentre il cielo si schiarisce di nuovo, permettendoci di cambiarci senza ulteriori disagi.

Ripartiamo soddisfatti dell’esplorazione e con la promessa di tornare, questa volta con l’attrezzatura necessaria per allargare i passaggi e verificare le potenzialità ancora inesplorate di questa affascinante, ma stretta e fangosa, cavità.

Link utili:

https://www.speleotoscana.it/scheda-catastale/?id=1386

http://www.openspeleo.org/openspeleo/caves-view-158.html

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